il manifesto 2013.04.10
L'esercito MARXIANO
INTERVISTA - GERALDINA COLOTTI
INVIATA A CARACAS
«La forza principale della rivoluzione bolivariana è nella unità civico-militare che la sostiene». Intervista a Ramon Moreno, professore e guerrigliero, compagno di Hugo Chávez fin dalle origini
«La forza principale della rivoluzione è nella unità
civico-militare che la sostiene - dice al manifesto il professor Ramon Moreno -
Un cemento che viene da lontano». Moreno insegna il marxismo ai futuri
colonnelli e ufficiali superiori della Scuola Superiore di Guerra Congiunta
della capitale venezuelana, a Forte Tiuna. Le sue materie - formazione
socialista rivoluzionaria, gestione pubblica socialista e pensiero socialista -
sono rivolte agli alti gradi delle distinte forze armate: Esercito, Guardia
nazionale, Aviazione, Milizia popolare.
Ex viceministro dell'educazione, direttore di pianificazione e risorse nei
primi 18 mesi del governo Chávez, Moreno per anni è stato a capo della sala
situazioni del presidente, scomparso il 5 marzo. E' stato anche un dirigente
della guerriglia che ha combattuto i governi nati dal patto di alternanza tra
centrodestra e centrosinistra: le coalizioni che hanno governato durante la IV
repubblica, dalla cacciata del dittatore Marco Pérez Jimenez, nel 1958, fino
alla vittoria di Chávez, nel '98. Il professore, che allora esercitava
nell'Università delle Ande (Ula), nello stato Merida, ha fatto parte del
Partito rivoluzionario venezuelano- Forza armata di liberazione nazionale
(Prv-Faln), con le sue diramazioni politiche, Ruptura e Tercer camino. Un
partito nato il 23 aprile del 1966 a sinistra del Partito comunista
venezuelano, allora impastoiato nei dibattiti tra Cina e Unione sovietica. Lo
dirigevano uomini come Douglas Bravo e Francisco Ojeda, ne facevano parte
contadini, operai, artisti, intellettuali e anche militari rivoluzionari.
Come può un ex guerrigliero formare i massimi vertici militari? E non si
sente a disagio?
Prima del governo Chávez sarebbe stato impossibile. E quel disagio lo
abbiamo dovuto risolvere nella pratica, quando abbiamo costruito la ribellione
civico-militare del 4 febbraio '92, diretta dal comandante-presidente purtroppo
prematuramente scomparso. Hugo lo abbiamo conosciuto tramite suo fratello Adan,
che insegnava nella mia stessa università, militavamo entrambi nel Prv-Faln. La
figura di Adan, un marxista rivoluzionario, è stata decisiva nella iniziale
formazione del fratello minore. Nell'85, Hugo Chávez insegnava ai giovani
dell'accademia militare. Ha svolto fin da allora un importante ruolo pedagogico
nelle Forze armate. Ricordo un suo articolo sulla rivista interna in cui
rilevava l'inesistenza del concetto di patria in un paese asservito agli
interessi dei grandi potentati internazionali, e sosteneva che le Forze armate
dovessero essere formate a partire dai principi di Simon Bolivar, il liberatore
dei popoli. All'inizio non era socialista, anche perché il socialismo era
parecchio ostracizzato, ci è arrivato dopo, subendo l'influenza delle correnti
marxiste e rivoluzionarie. In quegli anni, tra civili e militari ci guardavamo
con diffidenza, l'apporto delle organizzazioni popolari alla rivolta non è
stato grande. Quando Chávez è stato arrestato, abbiamo però fornito il supporto
organizzativo dentro e fuori il carcere. Tenevamo i contatti con i militari che
non erano insorti per motivi logistici, ma erano controllati dall'intelligence
militare. Dal carcere, Chávez tagliava i biglietti da 5 bolivar in due, ne
inviava una parte ai suoi sodali attraverso militari amici, un'altra la dava a
noi civili, visto che potevamo muoverci con più facilità. Sono restato un'ora
in una caserma prima che l'ufficiale si decidesse a mostrare il suo mezzo
biglietto, non ci fidavamo. L'unità si è andata formando nella lotta e poi
nella pratica di governo. Ora parlo di marxismo e rivoluzione a compagni
ufficiali che prima non sapevano niente di questo e adesso sono avidi di
formazione ideologica, studiano come costruire un governo socialista e
rivoluzionario, studiano economia marxista, imparano come si costruisce una
nuova relazione tra popolo e Forza armata nazionale bolivariana, e si
definiscono popolo in armi. Insegno a militari argentini, colombiani,
brasiliani, nel rinnovato disegno della Patria grande, di un esercito di
uguali.
Il generale Baduel, Guaicaipuro... Ogni volta che Chávez ha tentato di
accelerare verso il socialismo, una parte dei militari non lo ha seguito. Cosa
faranno ora i moderati con Nicolas Maduro?
E' capitato che alcuni gruppi di interesse abbiano pensato di trovare un
proprio tornaconto, immaginando che questo fosse solo l'ennesimo cambio di
governo e non un processo rivoluzionario di lungo respiro. E vi sono episodi di
corruzione che vengono perseguiti. Questo, però, vale sia per i militari che
per i civili. In 14 anni abbiamo fatto i conti con quella parte delle Forze
armate che ha rivolto le armi contro il popolo durante la IV Repubblica,
identificandosi con i dettami nordamericani della Scuola delle Americhe. Perché
la storia dei nostri militari è diversa: molti generali vengono dai quartieri
poveri. Nella nostra storia ci sono generali rivoluzionari e indipendentisti.
La rivolta del caracazo, nell'89, quando i militari hanno sparato sulla folla
che protestava contro il neoliberismo, è stato uno spartiacque che ha lasciato
il segno. Con il proceso bolivariano, i militari non sono più i garanti degli
interessi borghesi, aiutano il popolo nelle più diverse funzioni sociali,
partecipano alla costruzione di una società socialista: in cui niente si fa per
decreto, ma per un processo di approssimazione e sintesi che ha dovuto prima di
tutto garantire i diritti fondamentali attraverso la ridistribuzione della
rendita. Ora si tratta di accelerare la costruzione di infrastrutture, la
produzione interna: per trasformare il Venezuela in un paese-potenza, uno dei
punti del programma di governo da qui al 2019. La forza armata nazionale
bolivariana - che oggi ha unificato al singolare Guardia nazionale, Esercito,
Aviazione e Milizia popolare - è della partita e garantisce il percorso. Le
correnti esistono, alcuni militari sono più moderati, ma la fedeltà al lascito
di Chávez, alla costituzione, ai diritti umani, è grande. Questo fa paura alla
borghesia, al blocco storico che non si rassegna a perdere il potere che ancora
detiene. Basti pensare che l'impresa Polar - che non abbiamo ancora la forza di
espropriare - ha in mano 107 prodotti base di consumo. E lo stesso vale per i
mezzi di informazione, che cercano di minare la credibilità dell'unione
civico-militare enfatizzando lotte di potere interne.
Cosa ricorda dei suoi anni di lavoro con Chávez?
Era molto esigente, attento ai dettagli, un fine stratega, brillante, con
una prodigiosa intelligenza intuitiva e visuale, capace di grande ascolto, di
leggere libri in una notte e di metterli a frutto a modo suo. Non usava
computer, solo negli ultimi tempi la figlia gli ha insegnato twitter. Una volta
venne a sapere che un generale cospirava ai suoi danni e lo mise a un posto di
potere, molto vicino a lui. Non capimmo, ma in seguito lo spiegò così: se ti
dicono che un cane rabbioso verrà a morderti, puoi passare il tuo tempo a
guardarti le spalle e a farti venire il torcicollo, oppure lo puoi mettere al
tuo fianco, e quando vedi che sta per morderti, lo stronchi. Quando fece
l'errore di ipotizzare una via blairiana per il Venezuela, gli facemmo leggere
un libro su Gramsci e rettificò con umiltà quell'errore pubblicamente. E si
pose con decisione sul cammino del socialismo. Riportando in patria l'oro e
dislocando le riserve in banche diverse da quelle nordamericane, ha salvato il
paese e molti imprenditori dal fallimento. Alla sua statura politica, hanno
reso omaggio 55 capi di stato del mondo durante i funerali. Alla grandezza
delle sue intuizioni rende omaggio il popolo venezuelano, che spesso è un passo
più avanti di molti che lo governano.